Per poter parlare di rabbia in adolescenza, occorre partire da un breve inquadramento circa la fase di vita che l’adolescenza rappresenta, in termini di cambiamenti organici e di “compiti di sviluppo” specifici. Ogni fase della crescita presenta infatti delle tappe evolutive specifiche, fisiche, emotive e relazionali, via via da realizzare.
In adolescenza, in particolare, tutti e tutte noi compiamo un passaggio importantissimo: ci differenziamo dalle persone che costituiscono il nostro nucleo familiare.
Per farlo, per dare vita a questo distacco, per imparare cosa significa davvero esplorare un po’ in autonomia, abbiamo bisogno anche di confliggere, scontrarci con le nostre figure significative. Ed ecco entrare in scena la rabbia, motore primario della definizione dei confini tra sé e gli altri e della differenziazione dei bisogni reciproci.
In questo articolo:
La funzione psicologica della rabbia durante l’adolescenza
La rabbia in adolescenza, dunque, acquisisce un valore estremamente centrale, in maniera specifica rispetto al resto dell’arco di vita, proprio perché rappresenta uno degli strumenti principali grazie a cui ragazzi e ragazze possono proseguire in modo sano la loro crescita verso la vita adulta, ovvero:
- Iniziare ad esplorare il mondo senza figure di riferimento sempre al proprio fianco
- Iniziare a conoscere sé stessi ed il proprio modo di stare in relazione con gli altri
- Iniziare a definire i propri spazi e i propri confini personali
I più giovani sperimentano emozioni improvvise e intense
A questo bisogna aggiungere una considerazione ulteriore, ovvero come funziona organicamente la mente di una persona adolescente. Durante questa fase della crescita infatti
“Il cervello si trova in balia di una sorta di iper-reattività della parte emotiva, che stimola la strenua ricerca di emozioni e di eccitazione, tenendo sotto scacco le decisioni della persona, le motivazioni che la portano ad agire e la sua scala delle priorità” (Pellai, Tamborini, 2017).
Tale aspetto è dovuto al fatto che una parte del cervello, chiamata corteccia prefrontale e deputata alla regolazione degli stati emotivi, non è ancora sviluppata come nelle persone adulte e questo fa sì che le emozioni vengano sperimentate dalle persone adolescenti come improvvise, intense, difficilmente regolabili e comprensibili.
Ecco allora che la rabbia può esprimersi talvolta anche in vere e proprie crisi, poiché la persona adolescente non ha ancora in sé gli strumenti per comprenderla e regolarla.
La rabbia e il confronto con la figura di riferimento
Per queste ragioni, anche se può non sembrare, in questa fase vi è ancora estremamente bisogno della vicinanza e della guida di una persona adulta di riferimento: perché possa supportare l’adolescente a dare senso a ciò che accade e a ciò che prova, laddove questi fatichi a farlo.
“Il ruolo degli adulti è quello di aiutare i ragazzi a incanalare questa energia e comprendere la loro mente assumendo un atteggiamento rispettoso verso i cambiamenti in atto, dando un significato alle loro esperienze. Occorre vedere oltre le provocazioni, coltivare il legame nonostante tutto, mantenere l’asticella dell’affetto e della vicinanza emotiva. Un adolescente ha bisogno di sentirsi molto amato anche quando fa di tutto per rendersi antipatico e odioso. Il nostro ruolo è quello di mantenere uno sguardo amorevole” (Pellai, Tamborini, 2017).
Figli adolescenti: quali bisogni nella relazione con il genitore
Ci sono due dimensioni fondamentali che co-occorrono nel definire la figura genitoriale, agli occhi del figlio/a. La prima è il genitore come porto sicuro:
- Accoglie le emozioni
- Rassicura
- Rispetta il cambiamento in atto
- Mantiene uno sguardo amorevole
- Da’ significato a vissuti ed esperienze
La seconda invece è la dimensione del genitore come trampolino di lancio:
- Favorisce l’autonomia
- Rispetta la differenziazione
- Coinvolge nel sistema delle regole familiari
- Non blocca nelle decisioni, ma supporta nelle scelte (aiutando nella possibilità di proiettarsi nel futuro in modo sano e realistico)
Analisi della dinamica comunicativa genitore-figlio/a
La comunicazione tra genitore e figlio adolescente è un processo complesso, caratterizzato da dinamiche che riflettono sia i bisogni emotivi del giovane che la necessità del genitore di porre limiti e trasmettere fiducia. Questo equilibrio delicato richiede ascolto, comprensione e l’abilità di stabilire confini chiari, mantenendo un clima di cooperazione e rispetto reciproco.
L’adolescente:
- Porta la propria richiesta di ascolto e comprensione rispetto ai propri bisogni e desideri
- Manifesta la priorità della propria dimensione emotiva
- Manifesta la necessità di una gratificazione immediata rispetto al bisogno
Il genitore:
- Prova ad accogliere i bisogni e desideri del figlio, senza squalificarli
- Pone limiti e confini espliciti circa i comportamenti (definizione di regole chiare e condivise)
- Porta le proprie critiche relativamente al comportamento del figlio e non alla persona
- Cerca di favorire un clima di reciproca cooperazione
- Trasmette al figlio la propria fiducia, al fine di favorire la sua autonomia, per ciò che è possibile e congruo rispetto alla fase di crescita
Esempio di una comunicazione corretta
ADOLESCENTE – una richiesta possibile:
“Voi non volete che io sia felice! Non ascoltate mai i miei desideri… per una volta che vi chiedo una cosa speciale, a voi non frega niente!”
GENITORE – una risposta possibile:
“A noi frega moltissimo, e siamo sicuri che troverai un’altra soluzione per fare la stessa cosa… vedrai che qualcosa ti verrà in mente, e noi saremo pronti a darti una mano.”
Come gestire piccoli momenti di rabbia e crisi
Gestire i momenti di rabbia e crisi nei figli può essere una sfida per molti genitori. Quando un adolescente manifesta rabbia intensa è fondamentale rispondere in modo calmo e riflessivo, evitando di alimentare la tensione. Di seguito, alcuni suggerimenti pratici su come affrontare queste situazioni in modo efficace, mantenendo un equilibrio emotivo e favorendo la comprensione reciproca.
Strategie di comunicazione corrette se vostro figlio ha un momento di crisi:
- moduliamo il tono della voce
- impariamo a non sentirci minacciati dalla sua rabbia. Infatti se anche noi ci spaventiamo, a maggior ragione lui/lei lo saranno ancora di più, avendo riconferma del fatto che sono davvero spaventosi
- proviamo a guardare la situazione dall’esterno, cosa sta succedendo? Quali potrebbero essere i bisogni scatenanti?
Strategie di comunicazione sconsigliate se vostro figlio ha un picco di rabbia:
- evitiamo di rispondere con la stessa rabbia o lo stesso livello di intensità emotiva
- evitiamo di generare una escalation emotiva che diventa più difficile da modulare/contenere
Le basi per una comunicazione efficace
La comunicazione empatica prevede 4 componenti principali che possiamo esplicitare all’interno di un dialogo:
- Osservazioni, che cosa vedo
- Sentimenti, che cosa sento
- Bisogni, di cosa ho bisogno
- Richieste, che cosa ti chiedo
L’obiettivo è quello di poter esprimere queste quattro informazioni chiaramente, verbalmente e nel contempo cercare di riceverle anche da chi abbiamo di fronte.
In questo modo la persona adulta (genitore) fornirà alla persona adolescente un modello rispetto al come poter gestire una situazione emotivamente attivante, in modo sano e orientato alla condivisione.
Esempio di comunicazione ottimale
GENITORE:
“Quando tu torni tardi (osservazione), io sento salire un po’ di preoccupazione (sentimenti), perché è importante per me sapere che stai bene (bisogni), e per questo ti chiedo di avvisarmi quando ritardi (richieste)”.
ADOLESCENTE:
“Quando tu mi impedisci di uscire (osservazione), mi sento non capito (sentimenti), perché ho bisogno di sentirmi uguale agli altri (bisogni), e ti chiedo di capire cosa provo e venirmi incontro (richieste).”
Conclusioni
Affrontare la rabbia negli adolescenti richiede pazienza, comprensione e strategie efficaci. È importante ricordare che dietro ogni scatto d’ira si celano spesso emozioni più profonde e bisogni non espressi.
Come genitori, la capacità di rispondere con calma e empatia, senza alimentare il conflitto, può fare la differenza nel guidare i propri figli verso una migliore gestione delle loro emozioni. Un dialogo aperto, il rispetto dei confini e la trasmissione di fiducia sono fondamentali per sostenere gli adolescenti nel loro percorso di crescita emotiva e autonomia.
Come aiutare i ragazzi a gestire la rabbia?
Insegnare tecniche di gestione delle emozioni, come la respirazione profonda e il dialogo aperto, può aiutare i ragazzi a riconoscere e gestire la rabbia in modo sano. È utile anche offrire un ascolto empatico e incoraggiare l’espressione dei sentimenti.
Come comportarsi con un adolescente arrabbiato?
È importante mantenere la calma, evitare di rispondere con aggressività e cercare di comprendere la causa della rabbia. Offrire sostegno e stabilire confini chiari può aiutare a gestire la situazione in modo costruttivo.
Perché mio figlio ha scatti di ira?
Gli scatti di ira possono derivare da frustrazione, stress o difficoltà nel gestire emozioni complesse. Anche problemi non risolti, sia a scuola che in famiglia, possono contribuire a queste reazioni intense.



