La paura di dormire da soli nei figli è un fenomeno in aumento tra i preadolescenti, dai 10 ai 14 anni, e tra gli adolescenti, oltre i 14 anni, può nascere da diversi fattori come l’ansia o una forma di difficoltà di separazione. Tuttavia, trattandosi di età pre-adolescenziale la psicologia evolutiva suggerisce di intervenire per comprendere quali sono le cause del problema e affrontarle.
Rispondiamo subito alla domanda più frequente: a che età è “normale” per un bambino imparare a dormire da solo? Non esiste una regola esatta che determini l’età in cui una persona riesce a dormire da sola, ogni bimbo ha i suoi tempi, ma tra i 3 e i 6 anni si dovrebbe riuscire ad affrontare questo passaggio.
In questo articolo:
La capacità psicologica di dormire in autonomia si sviluppa in età infantile, quando il bambino acquisisce maggiore indipendenza, ma come ogni conquista non è definitiva. Nel corso del tempo infatti può capitare che i giovani vivano momenti di maggiore o minore dipendenza nei confronti dei genitori. Tutto ciò è normale.
La capacità di separarsi dalle figure di riferimento è un tratto importante nello sviluppo della propria autonomia individuale e se un bambino non riesce ad apprendere, in forma graduale, questa competenza, può avere maggiori difficoltà nella fase adolescenziale.
Se tuo figlio o tua figlia adolescenti non vogliono dormire da soli è importante indagarne le cause partendo dall’analisi delle manifestazioni (sintomatologia) che hanno riguardo al tema. È importante che le figure genitoriali lavorino con l’adolescente supportando il processo con lo psicologo/la psicologa evolutiva.
Cause della paura di dormire da soli in adolescenza
Senza girarci troppo intorno diciamo subito che quando un adolescente di 10 anni o più non sente il bisogno oppure ha paura di dormire da solo è un segnale che ci informa che una dinamica fisiologica si sta bloccando e c’è una causa psicologica alla base.
Questo non significa che sia necessario spaventarsi o preoccuparsi, ma è importante stabilire un confronto e analizzare tutti i fattori che possono scatenare questa situazione.
Le motivazioni possono essere molteplici ma possiamo suddividerle in tre macro-categorie:
- Cause esterne e traumatiche
- Cause interne e psicologiche
- Cause del periodo evolutivo
Ciò non toglie che queste possano mischiarsi tra loro, sovrapponendosi e legandosi in base alla situazione specifica del paziente.
Nel primo caso siamo davanti a una paura di addormentarsi in solitudine legata a fattori esterni, ad esempio eventi traumatici che hanno segnato il benessere psicologico del ragazzo o della ragazza nel corso degli anni. Nel secondo caso invece parliamo di motivazioni afferenti alla sfera emotiva-relazionale e agli elementi caratteriali dell’adolescente, come insicurezze e paure. L’ultima categoria riguarda le peculiarità dell’età, strutturali allo sviluppo dell’essere umano e spesso transitorie per loro natura.
Cause traumatiche e eventi scatenanti
Le motivazioni traumatiche sono forse quelle più semplici da comprendere e da individuare. Tra queste possono rientrare tutti gli eventi dal forte impatto emotivo che spesso colgono impreparati i più giovani:
- Lutto
- Incidente
- Bullismo
- Difficoltà scolastiche
Sono solo alcuni esempi di quello che potremmo considerare un evento scatenante, infatti, qualsiasi situazione negativa che coinvolge l’adolescente dal punto di vista emotivo può rientrare in questa casistica.
La perdita di una persona cara, l’esperienza di trovarsi in ospedale dopo un incidente o per malattia, lo sconforto di essere vittima dei propri coetanei o le difficoltà nel superare le sfide imposte dal mondo esterno possono generare profonde cicatrici a livello psicologico.
Se riesci a ipotizzare un evento di questo tipo la soluzione migliore è quella di comunicarlo a un professionista della salute mentale, uno psicoterapeuta dell’età evolutiva così che quest’ultimo possa definire un percorso di terapia per affrontare tutte le conseguenze che quell’avvenimento ha comportato per l’adolescente.
Fragilità emotive e bisogno di rassicurazione affettiva
Fin dall’infanzia tutti i bambini intraprendono un percorso di piccole conquiste che li porta al raggiungimento dell’indipendenza psicologica dalle figure genitoriali. Contemporaneamente però i giovani devono anche sviluppare un insieme di competenze e tratti caratteriali per poi arrivare a un unicum, ovvero una personalità propria.
Ognuno di noi è diverso, caratterizzato da sicurezze e fragilità interne. In quest’ottica la prospettiva di dormire da soli può generare un confronto con le proprie insicurezze, le preoccupazioni che ognuno ha su di sé. Alcuni, limitati, esempi:
- Fragilità emotive e personali
- Sensazioni di inferiorità nei confronti degli altri
- Disagio nei contesti sociali
- Difficoltà socio-relazionali a casa o in altri ambienti
È quindi abbastanza frequente che un adolescente, per sfuggire a questo contesto, mostri un maggiore bisogno di rassicurazione affettiva da parte del genitore o delle figure di riferimento. Spesso le insicurezze generano una sensazione di disagio accompagnate dalla percezione di non essere all’altezza nelle situazioni della vita di tutti i giorni, nei confronti dei coetanei o delle prime relazioni amorose. La notte poi è un momento molto particolare in quanto la solitudine dei propri pensieri rende impossibile sfuggire alle incertezze e all’ansia.
In questo contesto cercare rifugio dalla madre – o dalle figure figure di riferimento come fratelli e sorelle – è un metodo per bilanciare e trovare un equilibrio nell’accettazione di sé e delle difficoltà.
Queste cause sono più complesse rispetto alle precedenti perché richiedono un lavoro psicologico molto più ampio e approfondito per essere individuate e affrontate consapevolmente.
Cause legate all’età evolutiva
Gli anni dell’età evolutiva, dall’infanzia fino all’adolescenza e alla prima fase adulta, sono un periodo caratterizzato da cambiamenti fisici e psicologici importanti ed è quindi normale vivere incertezze e preoccupazioni.
Specialmente durante gli anni della preadolescenza e dell’adolescenza l’individuo è alla costante ricerca di una propria identità, spesso conflittuale e contrapposta, per affermare sé stesso e la propria autonomia.
In particolare, la transizione dall’identità infantile a quella adolescenziale può risultare spaventosa per alcuni giovani, generando ulteriori paure. In questi casi se il ragazzo ha un rapporto ancora immaturo con le figure genitoriali può incrementare il bisogno di vicinanza verso di esse fino a richiedere esplicitamente la presenza di mamma e papà durante la notte.
Pur trattandosi della casistica più normale e diffusa, è importante che questa non sfoci in una forma di disturbo d’ansia da separazione capace di compromettere l’indipendenza del giovane.
Manifestazioni e sintomi di un disturbo di ansia da separazione
Esistono molti modi in cui la paura di dormire da soli nei figli adolescenti può nascondere una causa traumatica o psicologica, e quindi a rischio di diventare ansia da separazione.
Le manifestazioni che riporteremo di seguito non indicano necessariamente l’esigenza di recarsi da un terapeuta, tuttavia, sono spesso sintomi di un disagio interiore che andrebbe affrontato in affiancamento con uno psicologo e psicoterapeuta.
Sintomatologia fisica
Tra le manifestazioni fisiche di un disagio psicologico nascosto dietro al non voler dormire da soli rientrano ad esempio:
- Difficoltà ad addormentarsi
- Risvegli notturni frequenti
- Pianti all’ora di dormire
Si tratta spesso di esternazioni di paure e necessità recondite, la cui caratteristica è quella di attivarsi in un momento preciso della giornata in modo frequente e dominante.
L’esempio più facile da capire per un genitore è forse il pianto, tipica manifestazione infantile di un bisogno. Quando questo si verifica sempre prima di dormire e in età avanzata, dai 10 anni in su, richiede un intervento.
Anche i risvegli notturni sono abbastanza semplici da comprendere in quanto sono accompagnati spesso dalla quasi incoscienza della manifestazione ed alla richiesta fisica della presenza del genitore. Ad esempio, l’adolescente potrebbe chiamare la mamma durante la notte.
Ansie e paure legate al dormire da soli
Ci sono casi in cui il rifiuto di dormire da soli negli adolescenti non è caratterizzato da una mancanza di indipendenza o dalla necessità di affetto, ma deriva da fobie e paure come:
- Paura del buio
- Ansia notturna
- Paura di restare da soli
- Incapacità a rilassarsi
Queste, se non vengono affrontate e il genitore rinforza il comportamento e la richiesta di vicinanza, rischiano di consolidare nel ragazzo il ricorso ai genitori per affrontarle.
Col passare degli anni è possibile sviluppare una dipendenza da questa dinamica, trovando nel legame con i propri parenti l’unica soluzione attuabile.
La paura del buio, normale nei bambini, spesso nasce dalla semplice immaginazione. Il giovane, per riempire il vuoto causato dall’assenza di luce dà vita a dei pensieri spaventosi, a dei pericoli immaginari che in realtà servono a proteggersi e difendersi. Quando questi timori persistono anche in età preadolescenziale richiedono di essere affrontati.
Allo stesso modo il momento appena prima di dormire rappresenta la fase in cui tutti noi iniziamo a pensare alle nostre preoccupazioni quotidiane. A causa dell’assenza di stimoli visivi e del totale silenzio un adolescente può fare fatica ad avere controllo su di esse.
Com’è facile intuire queste manifestazioni d’ansia non devono per forza sfociare in un disagio notturno, ma sono semplici sintomi di una difficoltà che può essere affrontata individuando e adottando nuove strategie di coping.
Richieste dirette di non dormire da soli
C’è un’ultima categoria di manifestazioni tipiche degli adolescenti che hanno difficoltà a dormire da soli e che stanno sviluppando una forma – anche lieve – di ansia da separazione ed è quella che riguarda le richieste dirette, vocali o gestuali, come ad esempio:
- Rifiuto di dormire da soli
- Alzarsi di notte e andare a letto con il genitore
La nota positiva di questa tipologia è ovviamente la chiarezza con cui l’adolescente manifesta il suo bisogno. Quando un giovane rifiuta di dormire nella propria stanza in realtà mostra anche una certa disponibilità alla comunicazione. Come genitore è importante essere disponibile ad ascoltare e trovare soluzioni funzionali. Affronta la questione con i tuoi figli cercando di comprendere le motivazioni che causano questi gesti.
Come gestire gli adolescenti che non dormono da soli
L’ansia da separazione negli adolescenti comporta conseguenze negative e a volte anche invalidanti, ma è importante mantenere calma e autocontrollo per il bene dei propri figli. Come abbiamo già detto più volte nel corso di questo articolo sono molti i fattori che possono influire sull’autonomia di un adolescente, perciò, bisogna partire dall’idea che tutto si può risolvere con il giusto aiuto psicoterapeutico.
Il primo approccio può consistere nel semplice ascolto delle preoccupazioni del giovane, evitando critiche e respingimenti, fornendo invece il giusto supporto emotivo. Se questo non fosse sufficiente è possibile consultare uno psicoterapeuta specializzato nei percorsi dell’età evolutiva che potrà individuare la giusta terapia.
Ascolto e supporto emotivo
Quando la situazione non è grave, stabilire un dialogo aperto è già un ottimo punto di partenza. Come genitore puoi rassicurare tuo figlio facendogli capire che alcune preoccupazioni sono normali ed è giusto affrontarle con serenità. Evita interrogatori e non respingere le sue richieste senza darne ragione.
Affronta l’argomento, fornendo all’adolescente un aiuto per trovare le parole adatte ad esprimere la propria situazione. Specialmente per alcune preoccupazioni che causano imbarazzo, vergogna o stima, non è facile avere il coraggio di raccontarle.
In sostanza, è necessario riconoscere il bisogno dell’adolescente ma incoraggiarne contemporaneamente la crescita personale. Cercare l’aiuto dei genitori è giusto, tuttavia è importante far capire al ragazzo che non è più un bambino e che dormire da soli è una conquista in termini di autostima e libertà.
Percorso psicologico per l’autonomia dell’adolescente
Nonostante le buone intenzioni di un genitore, è molto difficile ottenere risultati in età avanzata. La capacità di dormire da soli è qualcosa che si ottiene durante l’infanzia e se questo non si realizza è probabile che l’aiuto della famiglia non sia più sufficiente.
I percorsi psicoterapeutici prendono in considerazione molteplici aspetti e possono aiutare i più giovani in numerosi ambiti della loro vita. In molti casi è anche più facile per un adolescente parlare in modo aperto con un professionista piuttosto che con un genitore.
Quindi prima di insistere nel voler risolvere la situazione in casa, è un’ottima idea chiedere un consulto psicologico per avere un quadro delle possibilità terapeutiche a disposizione.
È possibile anche ricorrere a percorsi contemporanei per genitori e figli, così da affrontare i problemi nella loro totalità. In questi casi gli spazi sono un elemento molto importante ed è giusto che oltre al confronto singolo terapeuta-adolescente e terapeuta-genitore, avvenga anche un incontro a tre coinvolgendo tutti.



