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Contare fino a 10: impulsività emotiva e problemi di autocontrollo

impulsività emotiva e problemi di autocontrollo  
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Ritratto di Valeria Falovo - Psicologa e psicoterapeuta presso Centro Clinico Torino

Valeria Falovo

Biografia.

L’impulsività emotiva e i problemi di autocontrollo sono temi di grande rilevanza in ambito psicoterapeutico, soprattutto quando emergono in modo marcato durante l’adolescenza e l’età adulta. Questi comportamenti possono influenzare negativamente le relazioni, il benessere psicologico e la qualità della vita, richiedendo un intervento terapeutico mirato. In questo articolo esploriamo le cause, le manifestazioni e le possibili soluzioni per affrontare efficacemente l’impulsività e la mancanza di autocontrollo.

Il ruolo della corteccia prefrontale nello sviluppo del controllo impulsivo

La capacità di inibire un’azione è una funzione cognitiva che si sviluppa nel corso della maturazione biologica, di pari passo con la maturazione della corteccia pre-frontale. Quest’area del cervello si occupa fra le tante cose di inibire comportamenti e controllare gli impulsi e raggiunge la sua piena maturazione con l’ingresso in età adulta, un processo lungo circa 25 anni.

Definizione e manifestazioni dell’impulsività

L’impulsività può essere descritta come la tendenza ad agire e comportarsi  in maniera precipitosa senza valutare conseguenze, significati e rischi delle  proprie azioni: le forme più comuni e riconoscibili sono “le mani bucate” –  quindi la tendenza a spendere denaro in maniera discontrollata – e il “parlare  a vanvera” – ossia l’incapacità di filtrare, modulare e adeguare i propri  interventi e commenti durante le conversazioni, causando conseguenze non  solo sugli altri ma anche su stessi.  

Sebbene una certa dose di impulsività sia considerata fisiologica durante l’età evolutiva per l’immaturità cerebrale, in adolescenza questa tendenza può portare a rischi concreti per la messa in atto di comportamenti pericolosi come la guida spericolata, l’assunzione di sostanze o comportamenti sessuali rischiosi.  

La radice emotiva dell’impulsività nei disturbi psicopatologici

Nel DSM-V – il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – l’impulsività è definita in relazione alla disinibizione e viene descritta come una reazione immediata a stimoli interni o esterni – i cosiddetti trigger – ossia un’azione non pianificata né ragionata, improvvisa e in assenza di una valutazione delle possibili conseguenze.  

Sebbene il controllo degli impulsi possa sembrare una competenza totalmente cognitiva, è in realtà una funzione che ha dei correlati emotivi e ne subisce la loro influenza. A volte, infatti, un’azione o scelta impulsiva possono emergere da un sovraccarico emotivo e sensoriale oppure dalla presenza di pensieri intrusivi – che causano ansia – per cui la persona cerca di gestire la disregolazione con un comportamento immediato e discontrollato.

Esempi di tipici problemi di autocontrollo

Un’abbuffata di cibo magari notturna, l’uso di una sostanza come alcool, nicotina o droghe, un acquisto fatto online oppure una corsa in auto sono tutti comportamenti impulsivi non privi di conseguenze.

Questa tipologia di impulsività rappresenta una strategia di coping disfunzionale poiché serve alla persona per uscire dallo stato di disagio ricercando altre emozioni o sensazioni come la sazietà, l’ottundimento o l’euforia.

 Viene però definito “disfunzionale” poiché spesso provoca conseguenze immediate o a lungo termine che possono poi trasformarsi a loro volta in forme di sofferenza psicologica come un disturbo del comportamento alimentare, una dipendenza oppure instabilità relazionali e difficoltà sociali.  

Anche intervenire con commenti inappropriati durante una conversazione oppure esplodere con vere e proprie scenate di rabbia può segnalare un’impulsività di fondo che comporta una serie di difficoltà e conseguenze interpersonali. 

A quali disturbi psicologici è legata l’impulsività?

Ad oggi si tende ad associare l’impulsività a due disturbi principali: il disturbo di personalità borderline – che ha fra i criteri diagnostici proprio una tendenza a mettere in atto comportamenti impulsivi – e il disturbo da deficit da attenzione e iperattività ADHD.

In realtà da ricerche recenti sembra che l’impulsività sia un tratto trans-diagnostico ossia che riguardi diversi disturbi psicopatologici e trasversale in diverse categorie di sofferenza mentale. 

Diagnosi e intervento terapeutico 

È fondamentale quindi il processo di diagnosi differenziale che consente di inquadrare il funzionamento della persona e di impostare un lavoro mirato in base alla forma e al significato del tratto impulsivo.

Nelle persone con disturbo di personalità l’impulsività si associa alla compromissione delle funzioni meta-cognitive e alle difficoltà di auto-regolazione ma solitamente non emergono alcuni sintomi tipici dell’area delle neurodivergenze come la disattenzione e la distraibilità.

Al contrario le persone adulte con ADHD non sperimentano sintomi dissociativi e diffusione dell’identità che spesso affliggono gli individui con disturbo di personalità.  

Comprendere da quali fattori nascono i problemi di autocontrollo

In psicoterapia diventa centrale comprendere la storia della persona e della suaimpulsività che potrebbe essere anche molto diversa dall’impulsività di una persona con stessa diagnosi.

In termini costruttivisti l’impulsività di una persona con disturbo di personalità ha sicuramente un significato e un obiettivo: “Corro in auto così non sento il senso di umiliazione per essere stato escluso da una festa”.

Arrivare a mettere a fuoco questa dinamica può richiedere molto tempo poiché le persone impulsive spesso non sanno spiegarsi i propri comportamenti e risultano abituati a questa modalità comportamentale al punto che nemmeno la identificano come il problema, mettendo più a fuoco le ricadute sulla vita quotidiana e le relazioni.

Nei soggetti impulsivi non è raro che vi sia associata ansia generalizzata o senso di confusione perché non comprendere e controllare i propri comportamenti può far sentire smarriti, confusi e spaventati, quasi sconosciuti a sé stessi.  

Differenze tra strategie adattive e disturbi psicologici

È importante non confondere la spontaneità, la creatività, l’intuizione e la flessibilità – tutte caratteristiche adattive – con l’impulsività vera e propria che causa compromissione nella vita interpersonale, lavorativa e individuale della persona.

Quando un comportamento mette a rischio la propria incolumità o la propria salute fisica o psicologica è importante rivolgersi ad un professionista per comprendere il quadro e valutare un intervento adeguato alla persona e alla sofferenza che inevitabilmente riporta.

Un aiuto per gestire l’impulsività: meditazione e mindfulness

Oltre alla psicoterapia può essere utile imparare alcune tecniche meditative come la mindfulness che può essere appresa sia in percorsi di gruppo che singolarmente durante un percorso di psicoterapia individuale.

Allenare la mente a soffermarsi e darsi tempo, ponendo attenzione ai dettagli e al momento presente, implementando con tecniche di regolazione emotiva e di auto-consapevolezza può aiutare le persone impulsive a contare fino a 10 – compiendo finalmente scelte consapevoli e funzionali e aumentando così il benessere percepito. 

Conclusioni

Affrontare l’impulsività emotiva e i problemi di autocontrollo è essenziale per migliorare la qualità della vita e ridurre la sofferenza psicologica. Un intervento tempestivo, che comprenda sia l’aspetto emotivo che cognitivo, può fare la differenza, aiutando le persone a gestire meglio i propri impulsi e a compiere scelte più funzionali. Rivolgersi a un professionista è il primo passo per intraprendere un percorso di crescita e benessere.

Come si comporta una persona impulsiva?

Una persona impulsiva tende ad agire senza riflettere, compiendo scelte affrettate e spesso rischiose. Può parlare senza pensare alle conseguenze, prendere decisioni improvvise e reagire emotivamente in modo esagerato.

Come controllare un carattere impulsivo?

Per controllare un carattere impulsivo, è utile sviluppare tecniche di gestione delle emozioni, come la mindfulness, e praticare l’autoregolazione. Può essere utile anche rivolgersi a un professionista per lavorare su strategie di autocontrollo più approfondite.

Perché si perde l’autocontrollo?

Si perde l’autocontrollo quando le emozioni diventano troppo intense o quando la capacità di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni è compromessa, spesso a causa di stress, stanchezza o problemi psicologici sottostanti.

Cosa significa non avere autocontrollo?

Non avere autocontrollo significa non riuscire a gestire i propri impulsi, reagendo in modo eccessivo o inappropriato alle situazioni, il che può portare a comportamenti dannosi o socialmente inaccettabili, a breve, medio o lungo termine.

Per informazioni puoi scrivere qui