Si apre in una nuova scheda

Identità trans: oltre i concetti di transessualismo primario e secondario

transessualismo primario e secondario - identità trans
Created by potrace 1.16, written by Peter Selinger 2001-2019 Created by potrace 1.16, written by Peter Selinger 2001-2019
Ritratto di Elena Bellafemina - Psicologa e psicoterapeuta presso Centro Clinico Torino

Elena Bellafemina

Biografia.

La varianza di genere è una dimensione umana che sta venendo via via sempre più conosciuta ed approfondita anche nell’ambito delle scienze psicologiche.

Nel corso di questo articolo cercheremo di rispondere ad alcune delle domande che sentiamo spesso ma la cui risposta è spesso confusa o superficiale: cosa significa transessualismo? Chi sono le persone transgender? Cos’è la disforia di genere? E molte altre.

È urgente come persone professioniste poterci confrontare e nominare queste tematiche, che talvolta emergono già a partire dal periodo dell’infanzia, non solamente da adulti ed è per questo importante poter trattare questo argomento avendo a mente persone di ogni età, anche le più giovani.

Glossario e definizioni

Il primo passo per affrontare un argomento così complesso è quello di stabilire in modo chiaro i termini che andremo a utilizzare nel corso della nostra discussione.

 Parte delle definizioni sono prese dalla Guida Genderlens, un progetto nato da un collettivo di genitorə per creare uno spazio inclusivo e aperto dove la varianza di genere non viene considerata una patologia. Ringraziamo questa associazione per i preziosi contenuti che mettono a disposizione della comunità.

Varianza di genere

La varianza di genere è un termine usato per descrivere tutte quelle espressioni, comportamenti o identità che si discostano dalle aspettative culturali associate al genere assegnato alla nascita. Non indica un problema o un disturbo, ma una forma legittima di diversità umana.

Un bambinə che rifiuta abiti, giochi o ruoli tradizionalmente associati al suo genere, o che si identifica con un altro genere (o con più generi, o con nessuno), sta semplicemente vivendo la propria esperienza di genere in modo non conforme alle norme dominanti. Questo è ciò che chiamiamo varianza di genere.

Il concetto nasce proprio per spostare lo sguardo clinico e sociale dal “cosa non va” al “cosa ci racconta questa esperienza”, con l’obiettivo di riconoscere e sostenere percorsi identitari diversi, evitando diagnosi precoci o interpretazioni patologizzanti.

Identità di genere

Indica il sentimento intimo e profondo con cui una persona, sin dai primissimi anni di vita, definisce il proprio sé con un’identità maschile, femminile o altro rispetto a dei modelli sociali di riferimento, che variano a seconda del contesto culturale e alle esperienze individuali. È l’autopercezione di sé rispetto al mondo esterno.

GenderLens (2024), Infanzia e Adolescenza Trans*. Una guida carina su cosa fare (e non fare) a casa, a scuola, ma anche un po’ dappertutto.

Transgender/Trans

Termine che include tutte quelle persone la cui identità di genere non coincide con il genere assegnato socialmente alla nascita. Transgender/trans sono tutte quelle persone che vivono il genere al di là della norma sociale indipendentemente dal fatto che abbiamo modificato medicalmente e/o chirurgicamente il proprio corpo.

Transessuale

A questo termine, che si riferisce a quelle persone che hanno scelto di intraprendere un percorso di affermazione di genere medicalizzata e chirurgica di riattribuzione del sesso/genere, si preferisce il termine ombrello “trans.” Transessuale è un vocabolo obsoleto che viene dalla psichiatria, quindi ha un rimando fortemente patologizzante.

GenderLens (2024), Infanzia e Adolescenza Trans*. Una guida carina su cosa fare (e non fare) a casa, a scuola, ma anche un po’ dappertutto.

Transessualismo primario e secondario: differenza in psicologia

Diciamolo subito: sono termini superati, specialmente in contesti non accademici.

Per analizzare un fenomeno o, più in generale, un’esperienza umana, la psicologia ha sempre avuto bisogno di dotarsi di termini capaci di identificarne le varie componenti. Le due definizioni in esame derivano proprio da questa necessità.

Il transessualismo primario descrive tutte le situazioni in cui una persona si identifica fin dall’infanzia con un genere diverso da quello assegnato alla nascita. Nella letteratura clinica e nel mondo psichiatrico degli anni dal 1970 al 2000 questa definizione era spesso connotata come più autentica perché non influenzata da fattori legati all’ambiente sociale o a conflitti psicologici.

Il transessualismo secondario invece è il termine utilizzato per indicare la comparsa tardiva dell’identità trans dopo un’infanzia conforme al genere assegnato. Veniva utilizzata per indicare tutte quelle persone che manifestavano un’insofferenza riguardo al genere in età adolescenziale o adulta. Rispetto al transessualismo primario veniva spesso interpretato come derivante da fattori psico-sociali, traumi e conflitti di natura psicologica e quindi meno autentica e credibile.

Perché il transessualismo primario e secondario sono concetti superati?

Questi concetti appartengono a una visione patologizzante della varianza di genere, richiamano un’idea clinica di disfunzione e oggi non sono più considerati validi per orientarci nel riflettere su questa tematica.

I termini transessualismo primario e secondario si fondano su un modello lineare dell’identità di genere che, come abbiamo visto, è qualcosa di molto più complesso e può emergere in modi, tempi e forme molto diverse.

Infine, com’è evidente dalle definizioni nel paragrafo precedente, la forma secondaria è considerata discriminante perché rende meno valida e autentica l’esperienza di chi ha fatto coming out più tardi. Le persone spesso hanno difficoltà a esplorare la propria identità di genere durante l’infanzia magari a causa di contesti repressivi o perlomeno non favorevoli.

In sintesi, non dobbiamo concentrarci sul momento in cui una persona esprime il proprio vissuto per valutare la validità delle sue affermazioni, ma dobbiamo attivarci per comprendere tutto quello che concerne la riflessione sulla propria identità di genere..

In particolare la psicoterapia non ha il mandato e l’obiettivo di individuare una “verità” in merito ai percorsi di affermazione di genere, quanto piuttosto di essere supportiva rispetto all’esplorazione e alla consapevolezza di sé.

Disturbo dell’identità di genere o disforia di genere?

È importante anche fare un’ulteriore precisazione rispetto a due termini che vengono spesso utilizzati come sinonimi ma che contengono una differenza davvero importante: disturbo dell’identità di genere e disforia di genere.

Il disturbo dell’identità di genere è una definizione utilizzata nel DSM-IV del 1994 che classifica l’identificazione con un genere diverso da quello assegnato alla nascita come un disturbo mentale.

La disforia di genere invece prende piede nell’ultima versione del medesimo manuale, il DSM-V del 2013, indica il disagio clinicamente significativo che una persona può provare a causa dell’incongruenza tra il proprio genere sperimentato e il sesso assegnato alla nascita.

In questo secondo modello l’identità trans non è considerata un problema, ma una condizione che può favorire l’emergere di difficoltà psicologiche qualora non si possa vivere in sintonia con il genere in cui personalmente ci si rispecchia, a causa del mancato riconoscimento sociale, di processi di discriminazione e stigmatizzazione.

La differenza consiste anche nelle logiche che accompagnano questo quadro: si passa da una logica correttiva applicata al disturbo dell’identità di genere a una logica di maggiore supporto, accoglienza ed esplorazione dei vissuti della persona.

Ma quindi come e perché si diventa trans?

I lettori più attenti l’avranno già intuito, l’errore sta nella domanda stessa. Le correnti psicologiche e psicoterapeutiche più moderne sostengono che l’identità trans non è un’anomalia o una deviazione, ma un normale e legittimo risvolto dell’esperienza umana.

Secondo questa visione chiedersi perché una persona assume un’identità trans è come chiedersi perché un individuo diventa cisgender (in breve, perché un individuo “diventa” e si riconosce come una persona eterosessuale).

L’identità di genere corrisponde solo al modo in cui una persona si sente e si definisce in relazione alle categorie di genere socialmente disponibili.

Per questo motivo i modelli clinici aggiornati non cercano una causa dell’identità trans, e molte delle teorie che collegavano l’identità trans a traumi, dinamiche familiari critiche e influenze ambientali particolari ad oggi non rappresentano chiavi di lettura valide per meglio comprendere i vissuti delle persone trans e le loro storie.

Ad oggi prevale comunque una teoria multifattoriale composta da fattori individuali e fattori ambientali di rinforzo che non vanno a “causare” l’emergere di una identità trans, ma che ne facilitano o al contrario ne ostacolano l’emersione, a partire da un medesimo vissuto.

Quindi l’identità trans non ha una causa, e non è una condizione patologica, ma una dimensione possibile dell’esperienza umana che, come altre condizioni della nostra esperienza, necessita di strumenti di lettura e comprensione adeguati ai bisogni e ai desideri di ognun.

Percorsi affermativi di genere e psicoterapia in età evolutiva

Il vissuto delle persone trans può essere molto diverso. Non esiste un modo unico e “standardizzato” di iniziare a percepirsi trans. 

Ad ogni modo, nel rispetto delle modalità e del sentire di ogni persona, e soprattutto se il tema emerge a partire dall’età evolutiva, il lavoro parallelo con le figure genitoriali può essere una risorsa molto importante, per garantire spazi specifici di supporto ed elaborazione per ognun. I percorsi psicologici coinvolgono sia i figli che i genitori o le figure di riferimento.

Nel lavoro con le persone piccole e adolescenti, gli obiettivi sono:

  • aiutarli a comprendere meglio sé i propri vissuti, bisogni e desideri, per raggiungere una migliore consapevolezza anche in riferimento alla propria identità
  • dare sostegno e creare un ambiente non giudicante
  • aiutare la persona ad affrontare il tema, se lo desidera, con le persone significative 
  • offrire uno spazio di ascolto e supporto non giudicante per affrontare eventuali difficoltà emergenti nei contesti sociali e relazionali di riferimento
  • supportare la persona nella definizione di obiettivi personali a medio e a lungo termine, al fine di lavorare al meglio possibile in un’ottica di benessere a tutto tondo della persona stessa.

Per i genitori invece il percorso mira di solito a fornire gli strumenti per poter supportare i propri figli in modo consapevole, sano e solido.

Imparare ad accogliere un’identità di genere diversa da quella socialmente attesa richiede apertura e cura. 

Identità trans e percorsi di psicoterapia, in età adulta

Il lavoro con le persone adulte è focalizzato sulla conoscenza e accoglienza del proprio modo di percepirsi.

Il percorso psicoterapeutico può essere spazio libero e non giudicante dell’esplorazione di sé e della propria identità di genere, dotando l’adulto di di strumenti utili al monitoraggio e alla conoscenza di sé, ed eventualmente, qualora la persona lo desiderasse, può essere di supporto alla condivisione anche dei propri aspetti identitari con le persone significative, familiari e “alleate”.

Spesso le persone trans possono riportare in seduta vissuti di ansia, deflessione dell’umore o difficoltà nelle relazioni. 

Non è però la loro identità di genere ad essere clinicamente intesa come causa e origine del malessere, quanto risulta di primaria importanza per il/la professionista indagare il vissuto del tutto unico e specifico di quella persona, includendo la lettura identitaria sul genere come variabile di un sistema molto più ampio e complesso di variabili emotive e psicologiche, che possono co-occorrere al benessere o al malessere della persona.

Trattamento

Anche in questo caso il termine trattamento è scorretto, ma prima di concludere l’articolo vorremmo ricordare le possibilità legali in Italia riconosciute dalle leggi che tutelano le persone con identità trans:

  • è possibile iniziare una terapia ormonale per il cambio di genere
  • è possibile sottoporsi interventi chirurgici tramite il Sistema Sanitario Nazionale
  • è possibile cambiare nome sui documenti rivolgendosi a un tribunale
  • per i minorenni, in presenza di determinate condizioni, è possibile il blocco temporaneo della pubertà

Nonostante siano tutti percorsi molto complessi e articolati, comprendere sé stessi e orientarsi a partire dai propri bisogni fondamentali è importante per tendere ad una buona qualità di vita e ad un’esistenza felice.

Per informazioni puoi scrivere qui