Ansia da separazione nei bambini: quando e come intervenire?

Ansia da separazione nei bambini: come capire dai sintomi se è normale o patologica?
Created by potrace 1.16, written by Peter Selinger 2001-2019 Created by potrace 1.16, written by Peter Selinger 2001-2019

Elena Bellafemina

Biografia.

L’ansia da separazione nei bambini è un disturbo piuttosto comune che può manifestarsi con sintomi somatici, emotivi e anche relazionali.

Nei casi in cui si manifesta, nel bambino/a potranno essere osservati un forte timore di rimanere da solo o lontano dalle figure di riferimento, anche per brevi momenti, e conseguentemente una grande difficoltà nell’affrontare cambiamenti e, più in generale, le nuove esperienze.

Tale disturbo richiama peraltro vissuti sperimentati normalmente da bimbi e bimbe durante la crescita, soprattutto in occasione di alcuni cambiamenti e passaggi significativi e comuni a tutti, come per esempio l’ingresso a scuola, ma con attivazioni molto più intense e prolungate nel tempo. In altri casi invece scaturisce da situazioni percepite dal bambino come improvvise o traumatiche.

Per trattare questo disturbo la psicoterapia risulta efficace soprattutto se applicata attraverso un percorso congiunto genitori – figli in età evolutiva. In questo modo l’intervento psicoterapico mira a fornire consapevolezza alle figure parentali e parallelamente nuovi strumenti al bambino per affrontare le difficoltà percepite.

Comprendere l’ansia da separazione

Ansia e paura non costituiscono mai di per sé un elemento patologico, ma sono normali meccanismi fisiologici, che si attivano nel nostro organismo in risposta ad un pericolo percepito.

Ansia e paura presentano dei correlati corporei specifici, per esempio l’incremento della frequenza cardiaca e respiratoria o della sudorazione. Queste attivazioni fisiologiche rappresentano una risposta normale del nostro organismo che si prepara a mettere in atto comportamenti di difesa e protezione, ovvero comportamenti di attacco o fuga rispetto ad uno stimolo percepito come pericoloso.

Quindi, anche l’emozione dell’ansia, sebbene talvolta sia faticosa da sperimentare, ha di per sé una funzione molto importante: ci consente infatti di capire quando siamo di fronte a una minaccia, reale o percepita, e ci prepara ad affrontarla al meglio, permettendo l’attivazione massiccia di risorse ed energie, al fine di permetterci di affrontare al meglio quella medesima minaccia. 

Tale analisi è valida tanto per le persone adulte che per le persone più piccole come bambini e bambine.

Quando si può parlare di ansia patologica nei bambini?

Dal punto di vista fisiologico, la fase in cui i bambini provano ansia quando si separano dai genitori o dai loro principali caregiver di solito si manifesta a partire dagli 8 mesi e statisticamente raggiunge il picco tra i 10 e i 18 mesi. Questa fase si conclude fisiologicamente intorno ai 24 mesi quando il bambino sviluppa la consapevolezza che il genitore continua a esistere anche se non si trova nella stessa stanza. Ciò è definito concetto di permanenza dell’oggetto.

Superata la prima infanzia è comunque possibile continuare a sperimentare difficoltà emotive al momento della separazione dalle figure di riferimento o alla sola idea che questa condizione si realizzi. Come abbiamo visto non è una situazione da considerare grave a prescindere, ma dobbiamo valutare l’intensità dell’ansia percepita: bassi livelli di attivazione non andranno ad incidere sulla qualità della vita del bambino.

Parliamo di ansia che comporta un disagio clinico se e quando essa interferisce in modo significativo con la quotidianità del bambino, a scuola, a casa o in compagnia dei pari. Quando diventa, cioè, ostacolo per praticare uno sport desiderato, per andare a scuola o al compleanno di un amichetto a cui si vuole bene.

Le principali conseguenze dell’ansia nei bambini: la strategia dell’evitamento

L’evitamento è la tendenza a fuggire da quelle situazioni che sono di per sé percepite come situazioni di attivazione o possibile attivazione dello stato ansioso.

Tale strategia ha il vantaggio di ridurre immediatamente lo stato ansioso, tuttavia, nel lungo periodo diventa fortemente controproducente perché via via aumenterà nel tempo la paura di affrontare la situazione temuta. Nel caso degli inserimenti in nuovo ciclo scolastico, per esempio, l’evitamento consisterà nel non volere andare/entrare a scuola.

Inoltre, l’evitamento può agire negativamente sull’autostima del bambino e può diffondersi anche a situazioni che precedentemente erano vissute con tranquillità.

Con il tempo può svilupparsi anche un’ansia anticipatoria, cioè si inizia a provare ansia al solo pensiero di dover affrontare la situazione temuta e tale vissuto può iniziare ad estendersi a sempre a più contesti. Ad esempio, le crisi ansiogene potrebbero avvenire non solo all’ingresso della scuola, ma anche prima di iniziare un’attività sportiva o un’altra qualsiasi attività che sia al di fuori delle mura domestiche.

Il disturbo specifico: l’ansia da separazione nei più piccoli

È un disturbo d’ansia che si manifesta con una presenza di ansia eccessiva, ovvero inadeguata rispetto all’età e al momento di sviluppo del bambino, e che concerne la separazione dalle figure di riferimento (tipicamente i genitori) cui il bambino è maggiormente legato. 

L’esordio avviene prima dei 18 anni, e si definisce “precoce” se avviene prima dei 6 anni.

Sintomi più comuni dell’ansia da separazione nei bambini

Il bambino/a presenta preoccupazioni irrealistiche circa incidenti o eventi sfavorevoli: incidenti, ricoveri, malattie che allontanerebbero il bambino dalle sue figure di riferimento. Oppure vi è una persistente paura di rimanere solo, riluttanza o rifiuto ad andare a scuola.

Compaiono spesso alcuni sintomi somatici nelle occasioni di separazione quali mal di pancia, mal di testa e vomito, aumento del battito cardiaco, respirazione, sudorazione. Prima, durante e dopo la separazione, il bambino/a fa esperienza di una sofferenza che viene vissuta come molto intensa.

I numeri del disturbo nei più piccoli

L’ansia da separazione si manifesta nel 3-5% dei bambini, con un picco compreso tra i 7 e i 9 anni.

È il disturbo più diffuso negli individui con meno di 12 anni, pari a circa il 4% rispetto al totale popolazione infantile.

Come possono influire i genitori sull’ansia sperimentata dai figli

Spesso i genitori non riescono aiutare il bambino a gestire la separazione da loro stessi, ed anzi sono a loro volta spaventati/preoccupati di separarsi dal bambino. 

Il mondo esterno viene da loro descritto come molto pericoloso, e il bambino si vive e viene rappresentato dall’esterno come fragile e costantemente bisognoso di aiuto.

Talvolta le stesse figure di riferimento presentano un disturbo d’ansia generalizzato, d’ansia da separazione o disturbi da attacchi di panico.

Fattori ambientali e relazionali predisponenti

  • Lutto di un genitore o di una persona cara
  • Malattia del bambino o della figura di riferimento
  • Conflittualità, divorzio, separazione dei genitori
  • Cambiamento di residenza, traslochi, trasferimenti
  • Ingresso a scuola o cambio di ciclo scolastico

L’intervento terapeutico in breve: 6 step principali

È fondamentale che il percorso venga condotto parallelamente, con bambino e genitore, seppur in due momenti separati talvolta comunicanti. Ci sono sei step fondamentali dell’intervento psicologico:

  1. Validare e riconoscere l’ansia del bambino, in qualità di stato emotivo transitorio
  2. Aiutare il bambino/a a gestire l’ansia percepita con strategie comportamentali efficaci e supportare il genitore nel farlo a sua volta, in modo da favorire lo sviluppo di buone tecniche di regolazione emotiva
  3. Favorire la comunicazione e la condivisione tra genitore e bambino su quest’area emotiva specifica
  4. Ricostruire e lavorare anche sulle paure specifiche eventualmente presenti nel genitore. In famiglia chi ha più paura? E di che cosa? Chi si preoccupa di più?
  5. Aiutare i genitori a sintonizzarsi con le emozioni del bambino e a considerarle non come qualcosa di pericoloso e minaccioso da far cessare al più presto ma come legittime e utili
  6. Rimandare al proprio figlio/a che ha tutte le possibilità di farcela, anche se a volte sperimenta intensi vissuti di ansia o di paura. 

Il rapporto con la scuola e il percorso con bambini sotto ai 5 anni

A volte anche con la scuola può essere importante condividere un piano di lavoro comune, in relazione a questo disturbo, mettendo al corrente le insegnanti di classe del momento di difficoltà che il bambino sta attraversando e suggerendo piccole strategie di supporto.

Ad esempio individuare una persona che possa accogliere il bambino al momento della separazione dal genitore o concordare la possibilità di qualche eventuale contatto/telefonata, da scuola a casa per esempio, nell’arco della giornata.

Qualora il bambino sia molto piccolo (al di sotto dei 5 anni), l’attività di consulenza e supporto viene svolta prioritariamente con i genitori e con la scuola e solo raramente viene coinvolto il bambino.

L’ansia da separazione nei bambini è comune e può derivare sia da eventi normali come l’ingresso a scuola sia da situazioni traumatiche. Si manifesta con sintomi somatici e emotivi, ed è considerata patologica quando interferisce significativamente con la vita quotidiana del bambino.

Sintomi tipici includono preoccupazioni irrealistiche, paura di rimanere soli, riluttanza ad andare a scuola e sintomi fisici come mal di pancia e mal di testa. Il disturbo colpisce il 3-5% dei bambini, con un picco tra i 7 e i 9 anni, ed è influenzato da fattori come lutti, malattie, conflitti familiari e cambi di residenza.

La terapia, che coinvolge sia i bambini che i genitori, mira a riconoscere e gestire l’ansia, migliorare la comunicazione e affrontare le paure specifiche anche dei genitori. La collaborazione con la scuola e il supporto prioritario ai genitori sono fondamentali, specialmente per i bambini sotto i 5 anni. Strategie come un riferimento a scuola e contatti durante la giornata possono facilitare l’adattamento del bambino.

Quanto dura l’ansia da separazione nei bambini?

L’ansia da separazione viene percepita intensamente e in maniera fisiologica fino ai 24 mesi di età, ma è possibile sperimentarla anche oltre la prima infanzia. Se ciò dovesse accadere, solo in alcuni casi diventa necessario un intervento psicoterapeutico ovvero laddove sia compromessa in modo significativo la quotidianità del bambino/a.

Quali sono i segnali d’allarme del disturbo d’ansia da separazione?

Preoccupazioni irrealistiche su incidenti o eventi sfavorevoli, paura di rimanere soli, riluttanza o rifiuto di andare a scuola, e sintomi somatici frequenti come mal di pancia, mal di testa, e aumento della frequenza cardiaca.

Come calmare l’ansia da separazione?

Riconoscere e validare l’ansia del bambino, usare strategie comportamentali efficaci, migliorare la comunicazione genitore-figlio, e sintonizzarsi con le emozioni del bambino.

Come superare la paura dell’abbandono nei bambini?

Prepara il bambino al momento delle separazioni, salutalo brevemente e in modo rassicurante. Incoraggia gradualmente l’indipendenza, usa libri e giochi per affrontare e parlare insieme di timori, paure e preoccupazioni. Osserva la tua ansia in quei momenti, coinvolgi l’altro caregiver e gli insegnanti per costruire una rete di supporto. Considera l’intervento psicoterapeutico.

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